CODICE DELLA CRISI E DELL'INSOLVENZA

Fortemente ispirato dalle raccomandazioni UE n°2014/133 e n°2015/818, il novellato “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” in attuazione della Legge Delega n.155/2017 pubblicata il 14 febbraio 2019 in Gazzetta Ufficiale con il D.Lgs. 14/2019, riforma in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità concettuali diverse dal “fallimento” che impatteranno l’economia reale delle Imprese e delle professioni su larga scala:

  • Analizzare lo stato di difficoltà delle imprese e prevenire il rischio dell’insolvenza (anticipare);
  • Salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un “fallimento” dovuto a particolari contingenze, superando il momento di crisi e adottare le misure per garantire la continuità aziendale;

Ecco le norme del Nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza che sono entrate in vigore il 15 Marzo 2019:

CERTIFICAZIONE DEI DEBITI TRIBUTARI 

Gli uffici dell’amministrazione preposti all’accertamento dei tributi (Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane, Tesoreria di Stato, Comuni ed Enti preposti) rilasciano su richiesta del Debitore o del Tribunale di competenza un certificato unico sull’esistenza dei debiti risultanti agli atti tenendo conto delle contestazioni in corso e delle contestazioni definite ex art. 364 comma 1 CCII.

ASSETTI ORGANIZZATIVI DELL’IMPRESA

Altra novità di particolare rilevo ed immediatamente efficace è la modifica dell’art. 2086 c.c., da parte dell’articolo 374 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che obbliga l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva ad istituire un assetto organizzativoamministrativo e contabile  adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.

Chiaro che quanto discende dall’articolo 374 (obbligo di adottare un assetto organizzativo , amministrativo e contabile  adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa ) comporterà un notevole cambio di passo da parte delle aziende nell’istituire modelli “predittivi” dei risultati e delle performance aziendali che possano portare come risultato  alla tempestiva rilevazione di un ipotetico stato di crisi e permettere l’assunzione di idonee iniziative per scongiurane scelte imprenditoriali azzardate. 

 

RESPONSABILITA’ DEGLI AMMINISTRATORI 

Si tratta di una disciplina che riguarda tutte le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori, anche al di fuori di una qualsiasi procedura concorsuale.

Lo scopo della norma è sicuramente quello di punire gli amministratori di società che non si attivano in tempo per far emergere la crisi e chiedere aiuto agli organi preposti (Organismo di composizione della crisi d’impresa presso le camere di commercio), così da salvaguardare la continuità d’impresa.

Le novità di maggior rilievo che saranno immediatamente in vigore è la norma 377 CCII che modificano al comma 1 l’articolo 2476 c.c. ed, al comma secondo, l’articolo 2486 c.c. in materia di responsabilità degli amministratori di S.r.l. e danni risarcibili quantificabili nella differenza tra il valore del patrimonio netto alla data dell’apertura della procedura di liquidazione giudiziale ed il valore di patrimonio netto alla data in cui si verifica una causa di scioglimento ex art. 2484 c.c. 

Se per impossibilità sopravvenuta dalla mancanza delle scritture contabili o per causa della tenuta irregolare della contabilità non è possibile effettuare il calcolo del differenziale di patrimonio netto, il danno è liquidato nella differenza tra attivo e passivo accertato nella liquidazione giudiziale.      

Si tratta di due previsioni con le quali si responsabilizzano maggiormente gli amministratori rispetto agli obblighi di conservazione del patrimonio sociale, prevedendo espressamente che essi rispondono verso i creditori sociali qualora il patrimonio risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti con l’introduzione di un criterio di liquidazione del danno conseguente all’inosservanza dell’obbligo di gestire la società, dopo il verificarsi di una causa di scioglimento, al solo fine di preservare integrità e valore del patrimonio.

NOMINA DEGLI ORGANI DI CONTROLLO

Non di meno conto l’obbligo imposto dall’articolo 378 comma 1 del codice della crisi e dell’insolvenza che ha modificato l’articolo 2477, commi 3 e 4 del codice civile in materia di società obbligate alla nomina del collegio sindacale prevedendo la nomina dell’organo di controllo e del revisore è obbligatoria se la società:

  • è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
  • controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  • ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:
  • totale dell’attivo patrimoniale: 2 milioni di euro;
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità

Dalla nuova disposizione emerge che risultano significativamente diminuiti i limiti per la nomina dell’organo di controllo o del revisore unico; si stima che decina di migliaia di S.r.l. saranno interessate da tale obbligo.

La norma prevede che le società a responsabilità limitata e le società cooperative devono provvedere a nominare gli organi di controllo o il revisore e, se necessario, ad uniformare l’atto costitutivo e lo statuto entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della norma. Il che significa che gli statuti devono essere adeguati entro nove mesi ma le società che non hanno l’obbligo di adeguare gli statuti potrebbero trovarsi (qualora ne ricorrano i presupposti, ovvero superamento di uno dei limiti nei due esercizi precedenti) entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta e, quindi, anche nella prossima assemblea di approvazione bilancio.

Infine, il testo approvato in Consiglio dei Ministri, al fine di rendere “effettivo” il nuovo obbligo, ovvero evitare i casi di mancata nomina (casi che invece nel corso degli anni si sono verificate in misura rilevante, favorite anche dalla non sanzionabilità dell’inadempimento presente nella normativa precedente), prevede  la possibilità che, oltre a qualsiasi interessato, anche il conservatore del registro delle imprese può segnalare eventuali inadempimenti affinché la nomina dell’organo di controllo avvenga d’ufficio. 

In sostanza, il conservatore del registro delle imprese può denunciare le società che non si adeguino all’obbligo così da fare attivare il tribunale competente per provvedere alla nomina in sostituzione dell’assemblea dei soci. Neppure il mancato adeguamento dello statuto a cura dell’assemblea passerà inosservato, perché con la modifica del sesto comma dell’art.2477 c.c. potranno ora essere, in caso di gravi inadempimenti, denunziate al tribunale ai sensi dell’art. 2409 c.c.. 

Si precisa che, le disposizioni dell’articolo 2409 si applicheranno anche se la società è priva di organo di controllo.


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