Capitale di Giro

ATTIVITA' OPERATIVE CORRENTI - PASSIVITA' OPERATIVE CORRENTI

 

Abbiamo visto che riclassificare le voci del Bilancio con il criterio finanziario permette di dare una rappresentazione sintetica del solo aggregato Capitale Circolante Netto (CCN), il quale non permette di comprendere il fabbisogno finanziario reale "de facto" della gestione operativa dell'impresa, che invece proviene da questa differenza sopra esposta. 

Questa differenza in termini assoluti rappresenta il Capitale di Giro dell'attività operativa dell'impresa. E' un indicatore storico nel mondo della ragioneria contabile che è stato sempre utilizzato nel mondo bancario per rappresentare il livello di circolante commerciale di una certa attività di impresa con un termine di riferimento es: i 12 mesi successivi dalla chiusura del Bilancio.  

In altri termini il Capitale di Giro rappresenta in termini assoluti l'ammontare di capitale circolante che viene impiegato nell'attività dell'impresa per via della gestione operativa. 

Capitale di Giro > 0 (positivo) significa che la gestione operativa corrente dell'impresa sta generando risorse finanziarie potenziali nel breve periodo e non solo, indica pure che l'impresa sta producendo un valore commerciale destinato a trasformarsi in liquidità immediata nel breve termine.

Capitale di Giro < 0 (negativo) significa che la gestione operativa corrente dell'impresa di breve periodo sta assorbendo ulteriori risorse finanziarie nel breve periodo e quindi questo indica che l'impresa presenta un fabbisogno di risorse finanziarie nel breve periodo e necessita ulteriore indebitamento di breve.  

E’ del tutto evidente che, benché il Capitale di Giro sia un indicatore frutto di una semplice differenza, esso è un indicatore globale in quanto è utilizzabile in tutte le tipologie di attività commerciali, professionali, industriali indipendentemente dalla dimensione. Tuttavia, da quando ha preso il sopravvento il Capitale Circolante Netto (CCN), esso è stato assorbito al suo interno rendendolo non di semplice comprensione per i terzi.

Benché la sua semplicità di calcolo sia estrema ed elementare, utilizzare metodi standard che hanno imposto la rappresentazione sintetica della struttura patrimoniale e finanziaria con il criterio finanziario al capitale circolante netto, non rendono possibile esprimere in maniera diretta il valore del capitale di giro che invece tornerebbe molto utile a tutta la platea dei creditori sociali (non solo a quelli presenti ed attuali, ma anche ai portatori di interesse ed ai potenziali investitori/finanziatori).

Tuttavia, la dottrina dell'economia aziendale e della finanza aziendale, sino ad oggi, hanno basato l'analisi sulla solidità patrimoniale e quindi l'analisi della solvibilità desumendo valori indice dalla struttura patrimoniale-finanziaria dell'impresa ed utilizzando sempre indicatori provenienti dalla riclassificazione della situazione patrimoniale con il criterio finanziario e/o con il criterio operativo gestionale. Ad esempio, la riclassificazione della situazione patrimoniale con il criterio operativo non da una rappresentazione sintetica del "Capitale di Giro" il quale infatti origina da una vecchia tecnica di ragioneria contabile secondo cui vengono considerate solamente le attività e le passività di natura operativa ovvero di natura commerciale in scadenza nel breve termine. Tuttavia, la riclassificazione della situazione patrimoniale del Bilancio con il criterio operativa non considera una importantissima variabile che è il "tempo", cosa che per i creditori, finanziatori è necessario valutare in termini oggettivi.  

Questa variabile "tempo" è importantissima per i creditori dell'impresa ed anche per i finanziatori dell'impresa che vorrebbero conoscere e misurare la solvibilità dell'impresa con i termini temporali, ma per questo si deve necessariamente ricorrere all'indicatore del "Capitale di Giro" che proviene da un'analisi di bilancio accurata è necessario entrare meglio nei dettagli facendo un distinguo tra la dinamica finanziaria dell’impresa e la dinamica operativa dell'impresa. 

 

Le forze che agiscono sul Capitale di Giro

Ogni realtà imprenditoriale vive un dinamismo economico ed un ambiente più o meno competitivo che è influenzato da forze provenienti dall'ecosistema. Queste forze possono influenzare positivamente e/o negativamente il valore assoluto dell'indicatore del capitale di giro.

L’andamento del fatturato e la continua variazione del ciclo monetario, incidono in maniera significativa e continuativa sul fabbisogno del capitale di giro aumentandolo o diminuendolo. Infatti, ogni Impresa ha, da un lato le relazioni con i propri "clienti" i quali chiedono dilazioni di pagamento (perché hanno forza contrattuale o perché sono in difficoltà finanziarie) e dall'altro, ha relazioni con i propri "fornitori" presso i quali l'Imprenditore cerca dilazioni di pagamento per le forniture di beni/servizi necessari all'attività dell'impresa. 

Lo sfasamento temporale tra le uscite monetarie (pagamento del debito) e le entrate monetarie (incasso del credito) determina il periodo di tempo che rappresenta la “durata del ciclo monetario”  dell'impresa e che è connaturata nel ciclo operativo dell'impresa con riferimento alla attività tipica della gestione corrente (gestione operativa tipica). Ebbene, questo sfasamento temporale non è una costante (solo alcune attività di impresa hanno il vantaggio di incassare subito alla vendita in via anticipata e/o alla consegna della merce, altre attività invece meno, ma  questo dipende anche dalla potere contrattuale dell’attività e dal potere contrattuale dell'imprenditore sui propri fornitori. In altre parole il Capitale di Giro è una dinamica in continua evoluzione strettamente correlata al rapporto fra la tempistica delle entrate (giorni medi incasso crediti commerciali) e la tempistica delle uscite monetarie (giorni medi pagamento fornitori commerciali) ed anche ad una molteplicità di variabili talvolta difficili da controllare da parte del management che si determina il fabbisogno finanziario riferibile alle operazioni correnti della gestione operativa.

 

Riclassificazione del Bilancio al Capitale di Giro

Date le criticità del criterio finanziario che non distingue la natura delle attività in commerciali e finanziarie e date le criticità del "criterio operativo" che non tiene conto della variabile temporale, solamente attraverso una riclassificazione ottimizzata dello stato patrimoniale che riclassifichi le attività e le passività per la loro natura finanziaria o commerciale, sarà possibile individuare un indicatore (sia pure storico) del capitale di giro dell’impresa.

La comprensione dei flussi e della dinamica finanziaria dell’impresa sarà certamente utile per una migliore interpretazione sulla continuità dell’attività. Una buona consuetudine sarà quella di individuare le operazioni della gestione non caratteristica (estranee alla gestione corrente operativa), per questo sarà di notevole supporto il rendiconto finanziario quando disponibile in quanto le norme in vigore non obbligano tutte le società a fornire il proprio rendiconto finanziario come documento aggiuntivo in grado di agevolare la lettura della dinamica finanziaria dell’azienda.

Questo indicatore è necessario quindi per effettuare valutazioni più oggettive sia in termini di finanziabilità dell'impresa che in termini di sostenibilità finanziaria dell'impresa ed anche a ridurre notevolmente le esistenti asimmetrie informative tra l'impresa ed i propri creditori-finanziatori-investitori.

Il capitale di giro talvolta anche chiamato capitale circolante commerciale, è decisamente più preciso rispetto al capitale circolante netto finanziario (Net working capital o CCN) in quanto tiene separato il flusso monetario della gestione caratteristica dal flusso di capitale circolante propriamente detto in seno alla attività commerciale dell'impresa. 

Va da se che il livello di Capitale di Giro e quindi del potenziale fabbisogno finanziario di breve periodo dell'impresa, viene determinato dai rapporti esistenti con clienti/fornitori, ma non solo. L’importo del fabbisogno finanziario attuale e prospettico, infatti, si ottiene sottraendo dalle risorse impiegate nel ciclo produttivo aziendale non ancora completato – come il valore delle merci in magazzino (rimanenze) e i crediti della gestione (verso clienti e di natura commerciale) – i debiti della gestione corrente (verso i fornitori di beni/servizi funzionali alla gestione aziendale) in termini  di merci, servizi, lavoro. Pertanto, si deve necessariamente considerare la politica delle scorte di magazzino e la politica commerciale dell’azienda in termini di acquisto dei fattori produttivi necessari attraverso la vendita dei prodotti/servizi, che sono le determinanti del fabbisogno finanziario in un’ottica squisitamente finanziaria.

In conclusione, il Capitale di Giro permette una facile ed immediata comprensione della dinamica del capitale circolante in considerazione dello sfasamento temporale esistente che determina ed influenza il fabbisogno finanziario riferibile alle operazioni correnti della gestione operativa di breve periodo. E questo importante risultato in quanto più precisamente rispetto all'utilizzo del capitale circolante netto finanziario (Net working capital o CCN) il Capitale di Giro tiene separato il flusso monetario della gestione caratteristica dal flusso di capitale circolante. Questa è la sostanziale importanza dell’analisi finanziaria per le analisi di sostenibilità finanziaria della gestione tipica dell’impresa e quindi per le valutazioni sulla continuità aziendale intesa appunto la capacità dell’impresa di generare reddito e liquidità sufficienti da creare valore e ricompensare i fattori produttivi impiegati nell’orizzonte temporale desiderato. Pertanto, l’aggregato CCN e quindi l’indice di liquidità secondaria (current ratio) potrebbero risultare essere dei falsi positivi o falsi negativi. Sarà quindi opportuno al fine dell’analisi in questione, scomporre il CCN finanziario in via analitica come segue: attività e passività correnti (o di breve) secondo la loro natura operativa/commerciale del ciclo operativo della gestione tipica corrente dell’impresa ed attività e passività correnti (o di breve) di natura finanziaria con il seguente risultato di sintesi che si ottengono attraverso una riclassificazione del bilancio ottimizzata al Capitale di Giro.

 

 

Studio Lupini srl
Via Don Rosmini, 4
21052 Busto Arsizio (VA) IT
MAIL: info@studiolupini.it
VAT:  IT 03611190129
Image
Image
Image
Amazon PayPal
Image
INFORMAZIONI GENERALI
EUROPEAN PRIVACY POLICY