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Il Capitale di Giro come indicatore di allerta della Crisi di Impresa

Il Capitale di Giro come indicatore di allerta della Crisi di Impresa

Dal 2010 al 2016 in Italia sono fallite in media 13.000 attività commerciali l’anno....visto che siamo uno startup RegTech iniziamo a mettere i puntini sulle "i" e partiamo da un concetto tralasciato dall'intero sistema finanziario per molti e molti anni: il capitale di giro.

Gli approfondimenti fatti per comprendere quali sono state le Informazioni che sono mancate agli stakeholders dell’impresa (stato, enti pubblici, dipendenti, soci di minoranza, piccoli investitori, banche, mercati e fornitori esteri i quali hanno dovuto scontare ingenti perdite negli anni passati con i Fallimenti) per anticipare e risolvere un fallimento sono proprio nel monitoraggio del rischio di credito. 

E' stato infatti rilevato che sono stati principalmente utilizzati dalle Banche a decorrere da Basilea 2 e Basilea 3 per comprendere se l’azienda sarà in grado di onorare le proprie obbligazioni in un determinato istante di tempo, il 31.12.XX (chiusura del Bilancio) sono stati i Rating, i quali hanno utilizzato i seguenti KPI:

 

Indice di liquidità primaria,

Indice di liquidità secondaria,

Rapporto di indebitamento,

Indice di indebitamento indiretto,

 

A tale proposito ricordiamo che la disciplina che studia il valore dell’impresa nel suo organico complessivo e prospettico furuto, tralasciato alcune distinzioni di merito sulla realtà dell’attività economica e della gestione dell’Impresa.   

Infatti, la riclassificazione del Bilancio dei valori patrimoniali con il “metodo finanziario” fornisce un indicatore molto utilizzato nella comunità internazionale della finanza che è il Capitale Circolante Netto, (Net Working Capital) il quale viene appunto rappresentato dalla differenza matematica tra gli aggregati Attività correnti e Passività correnti. 

Al fine di una analisi di solvibilità dell’Impresa che superi la logica “stand-alone” dei rating, l’indicatore CCN che è quasi sempre utilizzato nei Rating sul merito creditizio non permette di dare giudizi attendibili sulla capacità dinamica dell’azienda di onorare i propri debiti di breve periodo attraverso l’esercizio della sua attività economica. 

Dovutamente al fatto che il Capitale Circolante Netto (Net Working Capital) include attività e passività di natura finanziaria che sono appunto costituite dalla liquidità giacente in un dato temporale al 31.12.XX. Nascono i dubbi sulla qualità dei Rating Bancari di Basilea 2 e Basilea 3, sulle informazioni che utilizzano le Banche per dire se un'impresa ha merito di credito o meno ? 

Infatti, i Rating Bancari hanno semrpe utilizzato il Capitale Circolante Netto  come variabile finanziaria strutturale, la quale quest'ultima non è quasi mai stata attendibile sul reale andamento dell'attività economica esercitata dell’Impresa nel breve periodo.

Scoprire i difetti e le grandi limitazioni del Capitale Circolante Netto e come non sia stato possibile affrontare un’analisi di solvibilità adeguata tenendo in considerazione la reale dinamica del Capitale di Giro quale indicatore del reale fabbisogno finanziario di breve periodo generato dall’operatività dell’attività economica di un’azienda.  

 

 


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